"Pthach tar'ei d'mad'a."

scritto da Patrick Rodriguez
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Autore del testo Patrick Rodriguez

Testo: "Pthach tar'ei d'mad'a."
di Patrick Rodriguez

Nella definita
realtà terrena
purtroppo
chi non gode dei piaceri terreni
ne subirà le pene
e viceversa
questo è il castigo della carne
e la pena è sofferta
da chi non trascende lo spirito.

Questa fu
la passione
ed il distacco
di Cristo.

Il vero castigo non fu la croce
ma la consapevolezza della materia
sottoforma di trenta
miseri
danari.

Lui non fu peccatore
ma traghettatore inconsapevole
della testimonianza
delle pene
della materia.

Sacerdoti,
imperatori e guardie,
prostitute,
mercanti e ladri.

Tutti schiavi del costrutto Saturnino.

Lì dove la materia inganna,
Lui patì le pene
che ogni uomo
oggi vive.

Inconsciamente disse:
"Padre, sia fatta la tua volontà
e non la mia".
Perché Lui stesso fu
inconsapevole
della sua stessa volontà.

La materia sotto forma di carne
è sofferenza e tormento.

Non puoi capire
l'animo del pescatore
quando la rete resta vuota
per l'ennesima volta
dopo l'ennesima navigata.

Se la liberazione è lo scopo
ne patirai le catene
così che la tua consapevolezza
sia degna
della sofferenza
dell'incatenato stesso.

E così fu.

Dal libro trai il messaggio
celato dagli scribi
perché solo esso
è indissolubile.

L'oro,
l'alloro,
il potere.

Qui c'è l'essenza del costrutto
che annienta la luce
eppure
siamo tutti figli
del piacere
stesso padre
stesso
turbatore.

Digiuna quando hai fame.
Soffri l'arsura quando hai sete.
Subisci l'astinenza
quando il sesso devia la moralità.

Sii tu stesso il Cristo
se l'inconscio
anima il tuo cuore
perché conscio è solo ciò
che attua la carne.

Non ti parla ciò che mi ispira, ora,
ma ti ascolta ciò a cui non sai
di star pregando.

Per me, tramite me, con me, per noi,
risponde a ciò
che non sappiamo di voler ascoltare.

Inchiniamoci allo specchio
mai alla corona
e piangiamo le nostre ferite
perché valgono quanto quelle altrui
né più
né meno.

Sii colui che spezza
le tue stesse catene
perché l'esempio
vale più del soccorso.

E fu sudore.

E furono lacrime.

E fu sangue.

E fu ascesa.

E fu
ciò che fu
perché tu possa essere
non più schiavo
ma imperatore
del volere tuo stesso.

Libero.

La Madre pianse
tanto quanto il discepolo
perché artefici
tanto quanto le milizie.

La fame, la sete,
il lavoro, il sudore,
i ricordi.

Processo
tenuto da uomini
contro altri uomini
a favore di uomini
professando
l'intangibile
lontano dall'uomo.

L'ingiustizia
servita all'ingordo banchetto
della giustizia stessa.

Rinnega
e avrai salva la pelle
o sii sincero alle tue stesse parole
e patirai
le conseguenze della verità.

Numera usque ad centum viginti et puta dolorem.

Non vestire la croce
ma vestine le cicatrici.

La sofferenza stessa
ne fu passione.

Per ogni goccia di sangue
un sentimento umano
e l'amore di Maria
fu lo stesso di Maddalena
e le lacrime di Maddalena
furono le stesse di Maria.
Lo stesso amore e le stesse lacrime
di Sophia.

Leggi e apprendi
secondo la tua esperienza
senza mediazione alcuna
e che la preghiera sia
intima, silenziosa, sincera
e che l'unico luogo sacro
sia il cranio tuo.

Lascia le credenze astratte
ai bigotti
che mai saranno degni
del proprio regno
ma che siano le azioni concrete
a redimerti
dinanzi a Dio
perché tu sei
quella stessa divinità.

Ama ciò che vedi,
ciò che credi e ciò che sei.

Ama il prossimo tuo come te stesso
perché tu stesso sei
il prossimo tuo.

L'unica terra sacra
è quella che calpesti
e che rispetti
che sia quindi la tua materia craniale
luogo di pace e venerazione,
che sia quindi
essa
benevola introspezione.

Che sia degno di giudizio
e salvo dallo stesso
colui che giudica.

Che la parola di Saturno
sia taciuta dalla verità
perché in essa c'è luce
ed in essa misma
oblio
che sia quindi il volere supremo
il valore della redenzione
perché in esso è espresso
il volere dello stesso.

La mia geometria non ha spigoli,
non è quindi
mai
esagonale
perché negli angoli
cala il capo l'infante
sei volte
tante quante le menzogne
che muovono l'uomo
verso l'oblio,
la verità è una.

Cerchio
quindi
l'unica forma
che esprime la luce.

Uroboros
mostra ,non detta,
la verità
rivelata ma mai detta
perché degna
d'essere compresa.

Il serpente aspetta.

Il serpente nella verità banchetta.

Che ciò che non cogli
Egli solo trasmetta
e che ciò che per volere ignori
che Egli ometta.

Sii tu cerchio del tuo sapere
perché sei tu serpente
del tuo stesso veleno.

Re nel flagello
vestito di sangue
incoronato di spine.

Che la tua sofferenza
sia esempio
nel regno
della tua stessa
esperienza.

Non lavo le mie mani
perché uomo come voi
ma lavo il mio volto
perché santo come noi.

Non siamo colpevoli
ma artefici
così che il suo sacrificio
sia ancora da esempio.

Rinnego
qui
ora
l'arconte volere
perché colmo nel cuore
del Divino potere.

Abbraccio la mia croce
e chiedo perdono
anche per i peccati
di cui non condono,
perdono
e chiedo perdono
per ciò che gli altri
tra cui io stesso
pecchiamo.

Che la croce sia il simbolo dello stolto
e che la corona di spine
sia invece
l'onore
che io stesso
porto.

Come una madre
che soccorre il proprio figlio
impedisci alla terra
di proclamarci a sé.

Sii il petto del mio ristoro
sii azione del mio perdono.

Chiodi ai polsi
non ai palmi.

Perdonaci.

La croce fu sua
tanto quanto mia
tanto quanto vostra
la croce
è di tutti
la croce è nostra.

Questa fu
la massima espressione
dell'uomo.

Alla fine
ognuno
abbraccia la propria croce
e la mia non deve essere la tua
così come la tua
non deve essere la mia
abbiamo in comune la pena
ma alla fine
non è la stessa
eppure
la stessa
è.

Sii abbastanza saggio
da sorreggere la tua
perché la pena è una e comune,
solo così potrai ascendere
nella consapevolezza comune.

Madre
guarda questo figlio tuo
perché ora
Io
sto guardando te
senza giudizio alcuno.

Nel dubbio
nego la consapevolezza.

Nel sangue
ho avvertito il tuo aroma.

Perdonami
perché io stesso
non ho perdonato me.

Padre
nelle tue mani
affido il mio spirito.

L'unghia
estirpata dal dente
ricrebbe più forte di prima
così come tenace
è la speranza
che la consapevolezza comune
torni
calcificata
nel cranio di chi legge
le torture.

Questo
è tutto ciò che ho da dire
rendo
quindi
grazie.

"Pthach tar'ei d'mad'a." testo di Patrick Rodriguez
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